Miles Davis, punk ed elettricità – intervista agli Oaxaca
di Giovanni Panetta
Intervista agli Oaxaca sull'album Materia Tersa (Vollmer Industries, Jacob Records, 2025).
Materia Tersa

Cover di Materia Tersa, artwork di Enrico Tarò.

Oaxaca è un progetto cuenese fondato da Mattia Bernardi (batteria) e Alberto Boto Dutto (chitarra), il quale si muove tra sonorità di diverse estrazioni, come la musica di Captain Beefheart, il jazz elettrico di Miles Davis, nonché il free jazz legato soprattutto (da un punto di vista sonoro) all’eccentricità afroamericana di autori come Sun Ra e Pharoah Sanders. Dopo la pubblicazione di Onde di Sabbia nel 2020, viene rilasciato per Vollmer Industries e Jacob Records nel 2025 il quinto album Materia Tersa, in cui sonorità jazz e istintività punk si fanno tutt’uno, risaltando una creatività dal carattere ritualmente elegante e allo stesso tempo viscerale nell’ottica del genere. Gli ultimi dischi convergono maggiormente verso la tendenza a strutture dinamiche permeate da disordine, diversamente dai dischi precedenti e in particolare Live Studio Session (Jacob Records, Selva Elettrica), lavoro del 2011 dalla più esplicita aleatorietà e da una predominante tendenza alla libera improvvisazione.

Parliamo dei suddetti temi nella seguente intervista rivolta ai componenti degli Oaxaca.

Nell’album Salvatora un rumorismo magmatico e caustico fa da padrone, oltre a presentare divagazioni astratte in senso davisiano (TA-TA-TA-TA-TA-TA-TA-TA-TA-TA). Una concettualità che si sottrarrà alla sperimentazione non a caso maggiormente terrea di Materia Tersa. Parlateci di questo cambio di politica e di come avviene.

“Da Salvatora (la nostra terza uscita, pubblicata su Holydays Records) a Materia Tersa sono passati una decina di anni. Durante questo tempo abbiamo avuto diversi cambi di formazione e un rinnovato approccio alla forma. Salvatora, suonato in settetto, è un lavoro quasi interamente improvvisato, registrato live, con una grande varietà di timbri e colori, il quale potrebbe sicuramente essere influenzato dalla libertà espressiva del primo Miles Davis elettrico. Con l’arrivo di nuove mani e nuove teste abbiamo sviluppato un’altra idea di scrittura, provando nuovi modi di registrare, sovraincidere e produrre. Da qui anche Onde di Sabbia, uscito nel 2020 per la 2 Headed Deer.”

Il vostro suono kraut punk si fa più maturo e diretto in Materia Tersa, in cui compare un approccio da regia del suono, meno legato all’esecuzione, all’aspetto performativo. Come si è sviluppato tale processo creativo?

“Con Materia Tersa l’organico è arrivato al quartetto, compatto e coeso, in cui le parti risultano maggiormente precise. Solitamente registriamo in autonomia, ma in questo caso abbiamo deciso di farlo da Manuel Volpe a Torino, proprio per essere concentrati sui pezzi.”

Da un divagare decentrato, Boston è caratterizzata da sonorità liriche e lateralmente orchestrali, il cui retaggio potrebbe essere vagamente jazzistico. Legata ad impostazioni garage rock, Lamezia si sviluppa di nuovo lungo un fluire alcolico e saccarino, dettaglio che in modalità sempre diversa caratterizza tutto l’album. Come avvengono tali elementi in queste due tracce?

“Sono i pezzi solidi del disco. Ci piace suonare così; reiterazione e incroci, dritti alle anche. Con Boston è uscito fuori questo groove a cui non abbiamo più opposto resistenza, e i due assoli prima della chiusura sono chiaramente un richiamo jazz. Lamezia è una festa. Abbiamo invitato un po’ di amiche in studio per rendere l’idea… ad oggi George Clinton è vivo.

Materia Tersa può essere suddivisa in due componenti prevalenti, una legata al punk e l’altra basata su suoni ciclici dalle armonie generalmente poco contemplate. Si potrebbe pensare ad uno schema che ingloba punk e musica di ricerca svincolandosi al tempo stesso da più generi blasonati in un unicum in tutto il lavoro, ottenendo un risultato fruibile in più di un contesto. Come avviene in voi questa intenzione nell’esplorare sonorità disparate?

“Il nostro suonare insieme è sempre in divenire e cerchiamo di mettere dei punti, ogni tanto, incidendo. Materia Tersa era già stato registrato due anni prima con un’altra formazione (con sax tenore e tromba), ma è risultato più centrato con l’attuale formazione. Poi punk, sì, ed elettricità. Suoniamo quello che ci piace da quando ascoltiamo musica. Anche la forma e lo schema hanno assunto nel disco una fondamentale guida, insieme a geometrie invisibili.”

Un carattere misterioso e ondivago non manca all’interno dell’album. L’ultima traccia, Arequipa, è segnata da pattern misteriosi e al tempo stesso ariosi, con un finale più movimentato frutto di un’implosione meditabonda della prima parte. Un finale diverso per far intendere una sospensione declinata parzialmente in apertura a futuri progressi. Parlateci di questo infrangere gli schemi predominanti con la suddetta istanza sonora.

“Tra le innumerevoli ispirazioni che ci accompagnano, a proposito di infrangere gli schemi, devo menzionare Captain Beefheart. Per l’attitudine anarchica immaginifica altra. Arequipa all’inizio sussurra, alla fine urla. È riemerso qualcosa dagli anni ’90. C’è qualcosa nell’aria intorno a noi quando creiamo e cerchiamo di captarlo.”

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