Intervista ad Antonio Iannola
di Giovanni Panetta
Intervista ad Antonio Iannola riguardo l'album da solista Alice Belarris (Human Feather).
Alice Belarris

Cover di Alice Belarris. Artwork di Antonio Iannola.

Antonio Iannola è un autore, nonché chitarrista e vocalist, che vive da anni in Spagna e collabora all’interno del progetto Arrrgo (con cui nel 2024 ha pubblicato l’esordio Mare). Nel periodo più recente ha dato vita ad altri due progetti: la webzine musicale di nome “TATATA” e un lavoro discografico da solista intitolato Alice Belarris. Il disco esce per Human Feather, l’etichetta che lo stesso artista gestisce da molti anni, con cui ha pubblicato gran parte della discografia del suo progetto storico più noto, ovvero i Common Deflection Problems, nonché italiano esponenti del DIY italiano e non solo.

Parliamo degli sviluppi appena menzionati nella seguente intervista rivolta allo stesso autore.

Parlaci dell’idea dietro l’album Alice Belarris e l’intenzione di dare vita ad una prima opera solista.

“L’idea dell’album parte principalmente dopo la nascita di mia figlia. Un periodo denso di cambiamenti, tra i quali il trasferimento nel nord della Spagna, precisamente in Cantabria, hanno creato stimoli più che sufficienti per arrivare a realizzare Alice Belarris, che altro non è che lo pseudonimo che unisce il soprannome dato a mia figlia da un vicino di casa basco (Belarris in basco è la maniera carina di dire orecchie). Alice sta per Alice In Chains un gruppo che, in tenera età, è stato per me un grande amore. L’intenzione dell’intero disco era di combinare delle chitarre acustiche registrate in studio a suoni e rumori d’ambiente che rendessero l’intero lavoro molto più umano, reale e vicino al giorno dopo il giorno di chiunque ascoltasse. Gli ambienti e i rumori presenti nel disco sono le cose che io ascolto quotidianamente e che rendono Alice Belarris un lavoro ancora più personale ed intimo.”

Cheap e Black Tees costituiscono insieme un prologo dalle atmosfere miti e arabescamente interessanti. Il primo pezzo risulta essere istintivamente più drakiano, ovvero una luna rosa dal moto celeste formato da cicloidi quanto meno lineari e sempre nell’ottica di una organica spontaneità. In Black Tees rumori casuali si combinano in contrapposizione armonica con un arpeggio più strutturato, frammentando in maniera più netta il concetto del primo pezzo. Parlaci di come avviene tale introduzione nel suo continuum e integrità.

“Cheap e Black Tees rappresentano i due modelli di composizione che poi si ripetono nel disco. Cheap e più vicina a Shower After the Highway e Black Tees è del filone di 1998 Driving in Sancho e Falling Leaves. Senz’altro Cheap può ricordare melodie vicine a Nick Drake per l’accordatura della chitarra (che è in do+), e sicuramente ha un’anima più spontanea perché ho preferito una struttura molto libera, molto free, ma che non è improvvisazione, può essere risuonata esattamente uguale nota per nota. Il rumore di ambiente in Black Tees è la confezione di salviette umide con la quale Emilia, mia figlia, gioca mentre le si cambia il pannolino.”

Suoni simili a sfioramenti di lampadari di cristallo e corde acute stocasticamente pizzicate fanno parte dell’intermezzo di Wrong Tide, No Swell, pezzo dalla natura johnstoniana o pollardiana (i cui rimandi sono ai primi Guided By Voices). Più nello specifico, l’armonia appartenente all’esecuzione dello strumento a corda suggerisce un blues frammentato, in cui tale approccio si riflette nella naïveté dominante e nel sentimento punk più tradizionale, le cui valenze vanno a costituire il senso generale del disco in un unicum. Come avviene l’idea di tale intermezzo?

“Maria cantava una canzone ad Emilia, strimpellando un ukulele giocattolo totalmente impossibile da accordare, e l’ho registrata di nascosto. Si, sembra quasi uno pseudo-blues. II rumore d’ambiente di cristalli è un portafortuna che mi ha regalato un amico tanti anni fa e che adesso è appeso nella nostra cucina, che suona quando c’è corrente tra la finestra e la porta d’ingresso. Il “punk“ presente nel disco, in senso lato, è solo per attitudine: in realtà è un genere che non ho mai ascoltato, ma nel quale mi rivedo se parliamo di attitudine, necessità, spontaneità. Ho cercato di rappresentare quanto più possibile questa componente nella copertina per creare quel contrasto tra immagine forte e all’apparenza fuorviante con un contenuto dei connotati totalmente differenti.”

Parlaci della collaborazione con He’s A Good Boy, pezzo alla ribeca eseguito da Juanma Rubio, e come si combina con l’estetica del disco attraverso armonie improvvisate e in parte (nonché di origine) arabe.

“Come dicevo prima, nel 2025 mi sono trasferito in Cantabria. nel nord oceanico della Spagna, dove i prati verdi terminano direttamente in spiagge di sabbia oro e il mare sterminato. In questa regione è predominante la cultura celtica in tutti gli aspetti, quindi anche nella musica. Non è da meravigliarsi che strumenti come la ribecca siano propri delle tradizione di questi luoghi. Volevo inserire una sorta di omaggio alla mia nuova “casa” ed ho avuto l’onore di suonare con Juanma Rubio, grande polistrumentista di musica antica, e con la sua partecipazione al disco.”

A. Iannola

Antonio Iannola live con gli Arrrgo, al Silver Rocket di Praga (10/12/2024).

L’Oracolo è un omaggio al Sud Italia, in quanto luogo di origine, e nella sua semplicità più consonante, e da un punto di vista non solo armonico, spicca all’interno del disco. Da tempo vivi in Spagna, e recentemente hai fondato una webzine, di nome “TATATA”, quindi questo ulteriore aspetto suggerirebbe un legame più consolidato con l’Italia. Ci vuoi parlare di questi sviluppi più recenti?

“Vivo all’estero dal 2007. Prima in Inghilterra, dove suonavo principalmente con i Common Deflection Problems; co-producevo dischi ed organizzavo concerti-piccoli tour con l’etichetta Human Feather. Poi in Spagna dal 2011/2012. In tutti questi anni il legame sentimentale e culturale con l’Italia non si è mai affievolito, non sono di quelli che la criticano a priori. Ovviamente ci sono aspetti nei quali non mi rivedo e dai quelli fuggo. Ma ritengo che la nostra cultura, quando si parla di alcune accezioni, sia tra le più invidiabili. E la musica è uno di questi aspetti. Sono molto legato ai classici della musica nostrana (vedi Pino Daniele, etc.). L’Oracolo del Sud d’Italia vuole offrire delle coordinate ben precise all’ascoltatore, dando l’opportunità di contestualizzare geograficamente un lavoro che, se non fosse per un testo in italiano, potrebbe provenire da qualsiasi parte del mondo.

“Il neonato progetto TATATA, webzine che parla di musica in maniera molto gretta e sincera, è nato un po’ per gioco un po’ per necessità. Innanzitutto è bello di per sé perché è riuscito a ricollegarmi a persone sparse per il mondo, che stimo tantissimo e che adesso partecipano a questa cosa. In seconda istanza, ma non per importanza, soddisfa la necessita di parlare in pubblico della musica ma non per forza in maniera edulcorata. Non si fa censura su cosa non piace: se una cosa, dal nostro umile punto di vista, è degna di critica non ci risparmiamo a dirlo, anche in maniere forti e dirette, sia essa proveniente dall’underground o sia essa band commerciale. Fui censurato più volte da capo-redattori di webzine (delle quali non farò nomi) che non vollero pubblicare recensioni negative di dischi oggettivamente orrendi che loro stessi mi chiedevano di recensire (come un remix tecno di un pezzo dei Crass) e da lì scattò l’idea di fare una cosa totalmente libera e per libero-pensanti, che magari non avrebbe letto nessuna ma che non avrebbe peccato di onestà intellettuale.”

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