
Simona Armenise. Foto di Antonio Nitti.
Corpus di sonorità progressive incontrano cosmicità krautrock e ambient nelle ultime produzioni dell’artista pugliese Simona Armenise, chitarrista dal tratto tecnico ma incline anche a sperimentazioni con synth e loop. In rapporto con diversi componenti storici degli Area (più nello specifico con Ares Tavolazzi) attraverso collaborazioni e masterclass, vengono metabolizzati al meglio gli insegnamenti derivati da tutta la complessiva poetica con la release Notturno Per Demetrio (New Model, 2020), in cui si omaggia e si reinterpreta campioni provenienti dalla produzione di Demetrio Stratos, protagonista vocale dello storico gruppo con epicentro Bologna.
Approfondiamo con Simona Armenise i temi e il sound della sua produzione più recente nella seguente intervista.
Cominciamo dall’album Oru Kami (Verterecords, 2016). Un disco in cui si amalgamano sonorità ambient, elettronica, krautrock, post-punk e in parte anche heavy metal o hard rock, e che vede la partecipazione di Ares Tavolazzi per una prima volta (il quale collabora nel pezzo Thor’s Well (At The Beginning, At The End…), in cui si esprime, attraverso una parte di contrabbasso all’inizio, il suo tratto più caratteristico legato ad armonie indiane). In particolar modo, la traccia Trance Afro-Medioriental Express presenta un suono lisergico o lateralmente library plasmato in senso futurista, strutturandosi secondo un outlier all’interno del suddetto lavoro. Parlaci del processo creativo di questo brano e come prende vita il sodalizio con Tavolazzi.
“La prima release discografica (tra l’altro un doppio) è frutto di esplorazioni sonore ed esperienze maturate in anni. La traccia nello specifico mette insieme un loop iniziale generativo di tutto che si sviluppa con elementi percussivi su chitarra acustica e che poi si fonde con un suono di synth con arpeggiatore, ed elaborazioni in reverse; questo diventa il nucleo di base su cui si innestano le drums elettroniche che sarà alla base della costruzione dell’intero brano in cui ci sono ambientazioni futuristiche tra l’industrial e il post-punk con una buona dose di distorsioni piuttosto pesanti, un brano decisamente crossover. Inoltre non nascondo un riferimento al titolo del famoso album dei Kraftwerk “Trans Europe Express”. Infatti la mia composizione vuole essere immersa nell’elettronica ma con elementi sonori armonici vagamente orientali e, attraverso le percussioni realizzate sulla chitarra acustica, creare un richiamo in qualche modo al mondo africano; nel mio immaginario c’è questo treno che dall’Africa passa in Medioriente sui binari della musica elettronica.
“Riguardo Ares, nel 2008 ci fu la reunion degli Area e si esibirono in concerto a Bari; da allora li ho sempre seguiti, anche nelle masterclass. Inviai ad Ares, che è stato da sempre gentile e disponibile nei miei confronti, le registrazioni dei Ten Meters Underground (band che realizzava inediti tra improvvisazione, jazz rock ed elettronica, in cui suonavo all’epoca), e lui si espresse in maniera positiva. Durante la produzione di Oru Kami si pose il dilemma di poter avere una featuring importante e pensai di chiedere a lui, per la sua grande esperienza nella musica di ricerca e ovviamente per la sua preparazione musicale a 360°. Fortunatamente accettò!”
Sono usciti a tuo nome due dischi legati in maniera differente al fervido e vasto mondo degli Area – International POP Group. Nel primo, Lotus Sedimentations (Hasu No Chikuseki, 2019) collabora Ares Tavolazzi, uno degli storici bassisti dello storico progetto; il secondo, Notturno Per Demetrio, è un omaggio al vocalist Demetrio Stratos del gruppo dall’essenza e attitudine cosmopolite (nato all’anagrafe Efstràtios Dimìtriou da genitori greci in Alessandria D’Egitto, cresciuto tra Egitto e Cipro, per poi frequentare l’Italia Settentrionale e tutto l’entourage musicale), e in cui si riprendono vari temi sonori associati. Come si sviluppa questo tuo legame artistico, diretto o meno, con il gruppo bolognese?
A partire dalle collaborazioni precedenti si è instaurato un sincero rapporto di stima e affetto, e quando gli ho proposto la nuova collaborazione, è stato nuovamente disponibile. Devo dire che il suo apporto, musicale e sonoro, è stato davvero determinante nella riuscita di “Lotus Sedimentations”. Inoltre sono accaduti diversi eventi nel corso degli anni che mi hanno portato ad essere “vicina” ai membri viventi del gruppo, come l’open act al concerto in solo di Patrizio Fariselli nel luglio 2021, e successivamente nel luglio 2023 l’occasione di poter suonare sul palco insieme agli Area Open Project, “Luglio, Agosto, Settembre nero”. Ma posso comunque affermare che nel momento in cui ho scoperto musicalmente gli Area, e Demetrio Stratos, il mio mondo sonoro musicale si è modificato; è stato uno di quegli ascolti che mi hanno stravolto e mi hanno cambiato sin dall’inizio, un ascolto della mia età adulta e non della mia adolescenza; ma è stato un fuoco che si è acceso ed ho ricercato tutti i loro album che ho adesso in vinile. In particolare la figura di Demetrio mi ispira tantissimo per il suo grande carisma e coraggio nella ricerca contro ogni cliché.
Riferendomi ai brani di Lotus Sedimentations, Fushigi delinea paesaggi post-punk attraverso una dinamicità ritmica magmatica e in modo sinesteticamente speziato, rimandando a territori sonori orientali. Il pezzo presenta una ridimensionata dilatazione rispetto a tutto il resto, nell’ottica di una certa eterodossia manifesta all’interno dell’album. Come avviene tale creatività più eterogenea?
Come tu stesso hai scritto all’inizio dell’intervista descrivendo il lavoro di Oru Kami c’è un crossover di generi ed elementi. Posso affermare che il crossover, il mix, l’esplorazione e l’improvvisazione, sono il tratto caratteristico del mio approccio musicale e compositivo, dovuti ad ascolti eterogenei ed all’esplorazione continua dei miei strumenti acustici ed elettronici; un singolo suono o una singola nota o pattern può dare vita ad una composizione più o meno elaborata.
Dalla struttura più progressiva è Yoru, in collaborazione con Ares Tavolazzi, che si presenta come l’ultimo pezzo nella tracklist. La traccia è in tutto e per tutto una suite elegante che prorompe spesso in picchi di volume a mo’ di hook, dove Tavolazzi utilizza un approccio più occidentalizzante e meno esotico. Come avvengono tali elementi nel brano citato?
YORU (sera – Ares al contrario e non è un caso – oscurità, in giapponese) è un brano che strizza l’occhio al mondo progressive rock-metal ma senza rinunciare ad elementi psichedelici e suoni elettronici, che sono sempre nello scheletro costitutivo della composizione. Di conseguenza anche l’approccio di Ares è stato differente, che ha modificato poi l’accordatura del basso ed ha creato le parti in maniera opportuna ed efficace come solo lui sa fare.
La metrica del brano è dispari e c’è un gran lavoro di incastro ritmico tra Ares e l’ottimo amico e collega Vito Pesole. Il brano nasce da un synth con arpeggiatore e panpot, che sarà alla base della parte A principale, seguita da un innesto improvviso di una parte B che è decisamente in contrasto, con un’atmosfera più psichedelica ed oscura, e, da un’uscita in rarefazione effettistica, si ritorna sulla parte A più lirica che, dal mio punto di vista, sento più struggente.
Notturno Per Demetrio (New Model Label, 2020) è un tributo diretto alla musica di Demetrio Stratos, in una forma ambient, con rimandi al prog rock degli Area. Un modus operandi che mi ha rammentato altre uscite che omaggiano Stratos come Confusional Quartet Play Demetrio Stratos, per l’appunto dello storico progetto bolognese Confusional Quartet, ma in una forma tendente verso sonorità elettroniche in senso plastico e post-punk. Il disco infatti presenta sample della musica del cantante di Area e Ribelli, attraverso un artigianato ludico e allo stesso tempo maggiormente austero, oscuro e dilatato. Come nasce l’idea della release, e quali sono state le influenze più dirette?
“Il percorso che mi ha portato alla genesi di Notturno per Demetrio è frutto innanzitutto della suggestione nata dall’ascolto del concerto tenuto dallo stesso Demetrio in duo con Lucio Fabbri nel 1978 (Recitarcantando – “Cremona 21 Settembre 1978”) in cui voce e violino creano atmosfere uniche e catartiche. É stato il primo seme che mi ha fatto immaginare di poter campionare/variare/elaborare voce e temi di Stratos e Area, un’esigenza dovuta dalla profonda stima e ammirazione nei confronti di questi musicisti, nonché dall’amore per la loro musica. Inoltre la scoperta di questo live registrato avveniva nel periodo di collaborazione con Ares per Lotus Sedimentation nel 2019, e nello stesso anno mi recai a Scipione Castello (in zona Salsomaggiore, nda) per il 40° Memorial Stratos (dove si trova la sua tomba), in occasione del quale venne scoperta anche la targa della via a lui intitolata. Quindi una serie di eventi che mi hanno veramente indotto ad approfondire la conoscenza del mondo sonoro di Demetrio. Personalmente quando penso al suo modo di “cantare”, immagino a musica elettronica realizzata in maniera acustica.
“Tutto ciò mi ha portato all’elaborazione del progetto elettroacustico a lui dedicato, in cui ho campionato, elaborato suoi frammenti, inserito elementi concreti, chitarre e qualsiasi elemento che ho ritenuto opportuno al fine della realizzazione di questo tributo. Poi complice il lockdown dovuto alla pandemia del 2020 ho avuto il tempo necessario per riflettere, realizzare e registrare (è assolutamente un’opera di artigianato in home recording). Nella realizzazione di questo lavoro ho davvero utilizzato di tutto fra mezzi elettronici ed acustici a mia disposizione dal campionamento della voce, tagliando frammenti, facendo degli stretching, delle sfasature, loop, etc (quindi una rielaborazione di file audio a 360°), all’utilizzo di synth vari, da mini Moog, Model D, a qualsiasi applicazione che avessi a mia disposizione, ma anche altri campionamenti concreti di suoni della natura e rumori vari, e poi l’utilizzo di chitarre acustiche ed elettriche, con effettistica nutrita e accordature standard e non, suonate anche con archetto per violino ed e-bow (archetto elettrico).”
Se Elettrostratofonie I presenta una forma ariosa e permeata da dettagli prioritari in quanto luccicanti nell’ascolto, la successiva Demetorio No Suisei è nel segno di una creatività ludica, in cui la manipolazione dei colori sonori generano forme geometriche interessanti, secondo l’artigianato caratteristico degli Area e dei vocalizzi acrobatici del suddetto cantante. Questa dicotomia musicale è un modo di porre un’armonia tra il tuo stile e quello più dinamico o esteticamente affabulatore (in senso figurato) di Demetrio?
“In generale posso affermare che Elettrostratofonie I e II sono delle vere e proprie sperimentazioni ed improvvisazioni elettroniche, incentrate sulle investigazioni (diplofonie e triplofonie) e le Flautofonie di Demetrio, che mi hanno molto suggestionato. Le altre due tracce sono nate dall’amore viscerale nei confronti di due brani degli AreA: “Cometa Rossa” e “Return From Workuta”. La dimensione del Notturno si è delineata da subito, utilizzando suoni della natura che richiamassero l’oscurità, tranquilla, serena ed evocativa, per me anche magica. Nella seconda traccia, dal punto di vista dei suoni ed ambientazioni, si è creato questo richiamo al mio amato Giappone, non a caso ho utilizzato nuovamente la doppia titolazione giapponese ed inglese come in “Lotus Sedimentations” (Demetorio No Suisei デメートリオ の彗星 – Demetrio’s Halley); non l’ho stabilito a priori, come quasi tutto il lavoro; avevo delle idee e richiami a sensazioni ed emozioni, ed ho ricercato le soluzioni per realizzare ciò che pensavo e sentivo. Naturalmente la parte sviluppata è la melodia greca dal sapore veramente antico cantata nella parte centrale di Cometa Rossa.”
Attraverso il pastiche ieratico di Return From Workuta degli Area, intitolato Distopic Workuta, si definisce una musica dalle curvature cosmiche e dal feeling ieratico con la componente vocale del pezzo, in cui la chitarra ricalca l’iniziale vocalizzo di Stratos all’inizio del pezzo originario, adattandosi idealmente attraverso la tecnica dello sliding. Come avviene la focalizzazione sull’elemento tecnico appena descritto, da cui si origina per la maggior parte il tuo pezzo?
“Credo che l’originaria Return from Workuta contenga in sè, sulle evoluzioni oscillanti della voce di Demetrio, un suono di synth davvero mistico, un carattere evocativo e ieratico (come dici tu); questo modo di cantare di Demetrio, e parlo non solo di note ma di “come emette il suono”, mi ha ispirato l’utilizzo dello slide che permette “intonazioni oscillanti” della chitarra, sia nel tema iniziale, con l’ausilio anche di un arco per violino riguardo il modo di attacco sulle corde, e poi nella seconda parte, con i richiami invece alle parti di Ares Tavolazzi sul contrabbasso, con il plettro. La parte elettronica è elaborazione elettronica del famoso synth originario già perfetto nel suo timbro e modulazioni , ma che ispira elaborazioni elettroniche ed innesti… d’altronde è un Distopic Workuta.”