Il percorso onirico di Silver Y
di Giovanni Panetta
Intervista a Silver Y, riguardo il suo disco d'esordio In the Depths, pubblicato per l'etichetta di Dorchester Bytes.
Silver Y

Silver Y, foto di Davide Casciolo, rielaborata in fase di post-produzione da elle.graficata.

Laura Caviglia, autrice e polistrumentista palermitana, già attiva nel progetto psych/shoegaze Saint Mary Candy, esordisce con un lavoro solista sotto il nome di Silver Y, in riferimento ad una specie di falena chiamata Autographa Gamma. Dopo una serie di composizioni casalinghe, realizzate con sovraincisioni e senza l’ausilio di musicisti secondari o software di workstation, Laura Caviglia dà forma più organica e adatta ai live set per i suoi successivi pezzi, a seguito dell’installazione di un set di strumentazione che comprende sintetizzatori analogici, sequencer e drum machine. Da lì cominciano a svilupparsi i primi brani che andranno a comprendere l’album In the Depths a nome di Silver Y.

Dopo l’invio da parte dell’artista di un demo a molteplici label con sede in Europa, l’etichetta e magazine londinese Ransom Note accoglie positivamente il materiale raccolto ma, in quanto quest’ultimo proveniente da un’esordiente, affida l’associato lavoro di pubblicazione ad una offshot di nome Bytes proveniente da Dorchester, che condivide lo stesso eclettismo sperimentale (IDM, techno, ambient, downtempo…) nonché simili intenti di mobilitazione culturale dell’etichetta madre.

In the Depths, l’album d’esordio di Silver Y, viene pubblicato ad Aprile 2025. Il disco nasce da ascolti che l’artista ha maggiormente approfondito nel corso del tempo, legati all’ambient e l’IDM, oltre a esplorazioni che concernono i generi trip hop, techno e glitch music, che però si palesano più blandamente nella scrittura dei pezzi. Quello che però porta alla definizione di In the Depths non nasce dall’intenzione di creare idealmente uno specifico corpus di sonorità, ma nel corso di uno sviluppo compositivo in crescita attraverso le potenzialità dei mezzi e la direzione dell’individualità creativa. In merito Silver Y spiega: “Non sono partita con l’intenzione di voler creare un insieme di nuove sonorità; gradualmente sono riuscita a costruire con il set di cui disponevo e il mio gusto personale delle modalità finalizzate nella definizione conclusiva dell’album, che rispetto gli ascolti che mi hanno maggiormente influenzata può essere considerato un risultato a sé stante; in più, anche una certa naturalezza nell’esecuzione ha reso il sound maggiormente originale.”

Parlando del punto focale intorno al quale tutto il lavoro ruota, Silver Y prosegue: “La raison d’être del disco è il racconto di un percorso vissuto da una coscienza che vive uno stato di coma”. In merito alle tracce, “Rest Home, che doveva comparire nella tracklist come primo brano, rappresenta l’inizio di questo viaggio mentale in cui il protagonista ha ancora un legame diretto con la realtà”; seguono idealmente alcune fasi di incoscienza reversibili con le tracce Stupor e Sopor, mentre nella parte della traccia omonima di In the Depths “l’anima abbandona definitivamente il corpo”.

Da un punto di vista del sound, Stupor si manifesta in trame oscure e beat asimmetrici con un approccio lirico e introspettivo nel canto, mentre Sopor prefigura un’entrata arcaica nelle profondità di uno spazio celeste personale, in cui la forma è un familiare beat permeato da elementi inconsci. Al contrario, Rest Home ha una lucentezza cristallina formata da diversi climax, in cui compaiono ritmi minimali ed empatici nonché timbri lisergici. Silver Y richiama un carattere “oscuro ed onirico” all’interno della fase che rappresenta una sospensione da un possibile risveglio, e allo stesso modo anche la luminosità di Rest Home, sebbene irradi quella che potremmo definire una apparente ambiguità: “Rest Home è un brano che vuole far ballare, con una cassa in quattro, mantenendo allo stesso tempo la poetica dell’onirico. Il tema di questo brano è la perdita di coscienza, in cui passato e presente sono mescolati e non viene riconosciuto il luogo fisico in cui quest’anima si ritrova, che potrebbe essere un ospedale o un letto di morte. Nel seguito scorrono dialoghi con i fratelli e la madre, probabilmente scomparsi”. La struttura ballabile segna quindi un momento di epifania, in cui lo scandire del tempo più solare, sotto anche alcune sfumature di penombra, descrive un flusso di ricordi più intimi e lirici da parte del protagonista, “volevo imprimere all’ascoltatore lo stesso istinto alla danza che la coscienza vive nel rimembrare i ricordi del proprio passato”.

Dopo una fase di trasmigrazioni in senso spirituale, con Self esordisce una maggiore introspezione. Aperture maggiormente eteree si sviluppano nel corso di questo pezzo, ovvero un viaggio ambient delineato dallo stesso minutaggio, il più esteso dell’album. I suoni si fanno più caotici e al tempo stesso consonanti, quasi scampanellanti. Da contraltare nel seguito, ovvero nella traccia omonima rispetto l’album, le linee ritmiche diventano frenetiche e meccaniche, nell’ottica di un’idea armonizzante e quasi silente. Self, come anche la precedente Shadow, rientrano in una sinossi implicita legata alla psicoanalisi del Novecento. “Self e Shadow sono riferiti agli archetipi junghiani del Sé e dell’Ombra, che sono speculari. Il Sé è ricondotto all’Io psicoanalitico di Sigmund Freud, mentre l’Ombra rappresenta tutto quello che ogni persona nasconde a sé stessa… un subconscio negativo che viene celato dal Sé.” Rispetto In the Depths, in Self quindi non ritroviamo “un movimento verso qualcosa, grazie ad una sua base ritmica quasi impercettibile. Al contrario, In the Depths è un movimento continuo, con una drum costante e un basso che va a variare, lungo un crescendo di stratificazione armonica. Il brano si chiude con un’apertura di rumore bianco, denotando una certa luminosità nel suono. Questo perché ho strutturato la traccia come se stesse descrivendo l’ascesa dell’anima verso la fine.”

Silver Y

Silver Y. Foto di Davide Casciolo e rielaborata in fase di post-produzione da elle.graficata.

La traccia conclusiva Nam Myoho Renge Kyo pone come finale la rigenerazione in riferimento al titolo del pezzo (un insegnamento dal Buddismo associato alla Sutra del loto, simbolo di rinascita). In maniera sfumata ondulazioni soniche e sensoriali prendono vita, concependo quella che potrebbe essere una vibrazione come passaggio carezzevole tra staticità e vitalità espressa, con un’impostazione meno sospesa e più decisiva. “La vibrazione che si sente è data dall’Eterno Ritorno dello stesso pattern di un MS20, a cui a metà brano si aggiunge una chitarra molto riverberata, con cui volevo mimare un respiro”. In questo modo Silver Y associa al movimento periodico del respiro quella stessa vitalità espressa con l’amor fati, indotto dal trapasso della coscienza e da tutti i suoi effetti che si riversano nel mondo reale. “Nam Myoho Renge Kyo è il punto di arrivo di tutto il percorso dell’album. Il senso di questo mantra non è tanto la rinascita in sé – che permea in realtà la maggior parte del pensiero buddista – ma è il saper superare le fasi più buie concependo il dualismo di luce e buio dell’esistenza come un unicum, che viene visto che qualcosa di realisticamente benefico”.

In the Depths descrive un percorso etereo sia in senso musicale che da un punto di vista dei contenuti narrativi, che hanno diretto l’autrice nel processo di scrittura dell’album. Silver Y guarda ad un’elettronica quanto più espansa, dal lirismo di Nils Frahm, al beat più incisivo e allo stesso tempo tenue dei Moderat, per poi passare al rumorismo soffice di Fennesz, o il sound magmatico e morfico di William Basinski, rielaborando il tutto in forma soggettiva. Sonorità che sembrano proiettare nel seguito la poetica dell’autrice verso territori sempre più sperimentali, attraverso uno sguardo empatico e vicino alla realtà circostante che ha caratterizzato quest’ultima opera prima.

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