
Cover del primo album di Miriam, realizzata da Mariella Modonese.
Dopo il lavoro Some Time Spent There in duo con John Lee Bird, artista visivo, performer e musicista di base a Londra, Fabrizio Modonese Palumbo, già collaboratore in Larsen, ( r ), Blind Cave Salamander, ritorna come collaboratore e produttore nell’opera prima più ufficiale a nome del progetto solista Miriam, dietro cui si cela Mariella Modonese. Dopo l’EP Alone, un’uscita autoprodotta, Sing-A-Beast (Dissipatio), appare un disco libero nella scrittura, i cui pezzi costituisco racconti sonori di animali “queer”, nell’ottica di un’espressività tra il divertissement e una estesa complessità. Tra gli altri collaboratori, hanno dato il loro contributo Francesca Sebastian Puopolo (flauto), Marco Schiavo (percussioni) e Paul Beauchamp (keyboards), il quale ha anche supervisionato tutto il lavoro come sound designer.
Approfondiamo insieme a Miriam una parte degli aspetti della sua più recente fase creativa.
Nella titletrack proveniente dalla prima uscita, un EP autoprodotto registrato nel 2022 (registrato e missato da Paul Beauchamp negli OFF Studio di Torino), si fa accenno al Regio Manicomio di Torino, un manicomio femminile di Torino i cui versi rimandano alla politiche di discriminazione e violenza attuate dalla direzione e personale, sotto l’influenza del positivismo ottocentesco delle origini (l’indirizzo della struttura, ovvero “Via Giulio 22”, viene non a caso ripetuto nei versi attraverso una cantilena alienante…). Vuoi parlarci della necessità di raccontare questa storia, e di come nasce il brano?
“Spesso, per non dire sempre, le donne venivano internate su richiesta di padri, mariti, parenti abusanti, per motivi davvero futili , frutto del patriarcato che ne giustificava prima le violenze fisiche e morali, e poi l’allontanamento dalla famiglia e dai figli. Le cause erano principalmente la disobbedienza, la scarsa o la troppa religiosità, la poca o troppa disponibilità al sesso, l’eccessiva fantasia e creatività e così via e sappiamo quali erano le cure prestate nella struttura; spesso restavano in manicomio abbandonate per tutta la vita. Abito a Torino e passo spesso in via Giulio e ogni volta avverto disagio emotivo. Il testo del brano accompagnato dal battere ossessivo del Taiko è il mio omaggio alle Sorelle lì dimenticate. Glielo dovevo.”
La successiva uscita, un album intitolato Sing-A-Beast, è un racconto più coeso rispetto la precedente release, e in forma di “bestiario”. pubblicato per l’etichetta toscana Dissipatio (con cui era uscito ELP, l’ultimo album solista di Fabrizio Modonese Palumbo, stretto collaboratore nel disco citato più recente). Parlando dell’incipit, Arrivano Le Giraffe, dal tratto DIY ed exotica allo stesso tempo, assume toni astratti o vagamente afro o onirici, secondo anche un approccio elettronico e urbano preponderante che fa da contrappunto. Come avvengono tali elementi e a quali significati sono associati?
“Il Bestiario nasce da giochi e favole familiari e la passione che ne è derivata per gli animali bizzarri sia nell’aspetto sia nei comportamenti: mi piace chiamarli animali Queer. L’intenzione è evocarli nei suoni e nelle atmosfere: Le Giraffe sono le prime ad arrivare, anche qui il Taiko ne scandisce il passo e l’oscillare del lungo collo. Dissipatio già collaborava con Fabrizio e ha risposto con molto interesse, di cui ringrazio, alla mia ricerca di un’etichetta.”

Miriam (Mariella Modonese), foto di Graeme Cunningham.
In The Pangolin Day è centrale l’utilizzo di una “AI” (termine in realtà improprio ma molto contemplato…), in cui è rimarcato un certo senso dell’ironia nel suo utilizzo. Il pezzo diverge successivamente in divagazioni ambient o lisergiche, familiari ma con un approccio di naturalezza. In senso specifico, come avvengono tali elementi nella scrittura ed esecuzione di questo pezzo?
“Quotidianamente chiedo ad Alexa qual è l’animale del giorno, per più mesi, tutti i giorni, mi ha risposto oggi è la giornata mondiale del Pangolino. Ovviamente non potevo non inserire la citazione nel brano dedicato al pangolino. Anche qui i suoni evocano, per me, la fisicità e l’atmosfera in cui l’animale “psichedelico” si muove arrotolandosi su se stesso.”
Pezzo incentrato sull’aspetto ritmico, My Pigeons denota all’interno del lavoro una manipolazione astratta che caratterizza la panoramica di tutto il lavoro. Se La Formichiera appare più sghemba, seguendo strutture quasi lo-fi per infondere una sensazione di oculata creatività sghemba, My Pigeons si prefigura come un intermezzo coinvolgente in cui domina una visione di insieme armonica, quasi cinematografica, secondo il trend di un climax sonoro. L’album si caratterizza anche per una visione in cui è centrale la manipolazione analogica, o in tempo reale (forse, o per la in parte) nella scrittura. Ci vuoi parlare delle motivazioni dietro questo artigianato?
“In questo caso l’ispirazione sono i piccioni che visitano spesso il mio appartamento in un piano cortile di Torino, siamo ormai amici; entrano escono e se vanno. Il suono dell’alzarsi in volo, il frullare delle ali riempie l’aria . Una leggerezza che si contrappone alla maestosità dell’incedere della Formichiera.
“Per tutto l’album l’apporto strumentale, la produzione di Fabrizio e la cura di Paul in studio, hanno generato un team in cui, con la sperimentazione, sapevamo sempre dove andare a finire, e credo, che la rappresentazione dei “miei animali” così come li ho illustrati la dica lunga su come io li vedo e li “sento”.”

Miriam live, insieme a Fabrizio Modonese Palumbo (a sinistra) e Marco Schiavo (a destra).