
Cover di Låst Comet, ad opera di Druckwelle Design.
Oslo Tapes pubblica nel 2025 Låst Comet (per Worst Bassist Records, Golden Robot Records e Grazil Records), quinto e ultimo disco a seguito di un’attività intensa e portata nel corso degli anni a livello internazionale. Le collaborazioni con l’ultimo disco del progetto, che ruota intorno la figura dell’autore, vocalist e chitarrista Marco Campitelli, consistono in Lucio Piccirilli, Emil Nikolaisen (Serena Maneesh, Brian Jonestown Massacre), Håkon Gebhardt (Motorpsycho), Emilie Lium Vordal, Mauro Spada, Davide Di Virgilio, Lorenzo Di Lorenzo, Matteo Giancristofaro, Andrea Angelucci e Kaouenn, oltre al remix di un brano ad opera di Jeff Kim Schroeder (The Smashing Pumpkins).
Låst Comet si diversifica maggiormente dagli altri dischi per un lavoro più eclettico ed esteso per quanto riguarda l’utilizzo delle parti di elettronica, senza l’immancabile tratto melodico, empatico ed elegante, che caratterizza il progetto fin dagli albori. Ne parliamo a riguardo direttamente con Marco Campitelli, incentrandoci sull’ultima pubblicazione in full-length.
Con quest’ultimo e terzo lavoro, Oslo Tapes segna un ritorno diverso a livello di impostazione, mantenendo il lato psichedelico e lirico, ma contaminandosi ulteriormente da un’elettronica sperimentale anche di impronta clubbing in aggiunta a derive kraut. Ma in Låst Comet non c’è solo una deviazione dalle convenzioni, ma anche cura melodica nel songwriting in nome di un decisivo equilibrio. Parlaci del processo creativo che ha portato alla realizzazione dell’album.
“Il processo creativo è stato caratterizzato fortemente da composizioni sui synth e sui ritmi, quindi batteria e percussioni fino ad arrivare a percuotere qualsiasi altro strumento. Da qui è iniziata la fase di arrangiamento andando più a fondo e inserendo gradualmente altri strumenti, alternando strutture convenzionali e non, insieme a forme ibride. Per quanto riguarda la melodia, il processo di scrittura è stato molto spontaneo, ma devo dire che negli anni l’aspetto melodico è sempre riuscito a farsi strada anche fra le composizioni più ostiche. Mi fa piacere che tu abbia notato l’utilizzo non convenzionale riguardo le parti di elettronica, difatti è utilizzata in modo molto sperimentale.”
Il disco si apre con Inhuman Witch, in cui beat ossessivi e a tratti complessi richiamano sonorità post-punk che prefigurano un suono rinnovato. Lo sviluppo successivo con Analemma, austera e speziata, e Pyramid Shape, dominata da tempi tra parti maggiormente adrenalinici, incoraggia un’ulteriore diversificazione anche in questo solo incipit dell’album. Inoltre centrale è il richiamo alla psichedelia in senso largo e all’esoterismo per quanto riguarda l’aspetto verbale (Analemma, ovvero la lemniscata, una nota curva algebrica che rimanda al moto celeste di rivoluzione del Sole rispetto il sistema di riferimento fisso al nostro corpo celeste – più precisamente, solidale con il moto di rivoluzione e rotazione della Terra). Un tratto più oscuro e artefatto che domina in tutto il lavoro; cosa ti ha ispirato in tal senso?
“Ho volutamente aprire il disco con brani molto differenti e che vanno a formare una triade “religiosa” in cui ogni traccia è interdipendente dall’altra, ho trovato questa soluzione molto stimolante per l’ascolto. L’aspetto esoterico è riscontrabile nella ricerca di qualcosa che non è noto o anche lontano all’uomo, il quale cerca ostinatamente di dare una sorta di ordine all’universo. L’Analemma è una “curva” che l’uomo utilizza per dare un senso a sé rispetto al Sole presente in questa galassia.
“In generale sono affascinato dall’universo, da piccolo amavo guardare con un binocolo la luna e le stelle. Lo Spazio, l’universo sono temi ricorrenti in quello che scrivo, è un modo per creare un “mondo” introspettivo e diverso dal nostro.”

Marco Campitelli (Oslo Tapes), foto di Silvia Verna.
Molti pezzi hanno anche un carattere ritmico altrettanto e particolarmente complesso, rimandando ad elementi quasi mutant disco o a sonorità à la Gang of Four, come in Bizarrå, pezzo con evidenti influenze elettroniche. Richiamando altri esempi simili, uno schema più spurio viene perseguito nel pezzo In Deep, con qualche richiamo alla poetica exotica, come nella già citata Inhuman Witch con marcate influenze kraut. Come avviene tale carattere percussivo in quest’ultimo lavoro?
“La ritmica per me è uno degli elementi più importanti per creare l’atmosfera di un brano, basta pensare che “Inhuman Witch”, “Pyramid Shape” e “Tribe Telepathy” nascono proprio dalla batteria; possiamo dire che questo faccia capire quanto sia importante per me l’elemento percussivo. Poi amo creare set atipci come in “Pyramid Shape” in cui vengono sacrificati i tom in favore di un set di rototom e l’aggiunta di bonghetti. L’aspetto ritmico è più evidente anche perché sono stati utilizzati pochissimi piatti favorendo un maggior utilizzo di altri strumenti ritmici e percussivi. È stato qualcosa di pensato, per restare su frequenze medio-basse che prediligo.”
Låst Comet si conclude con l’epilogo notturno Lazarus Awaking, pezzo che, più degli altri, rispecchia in larga parte il suono del precedente album Gravity. L’atmosfera onirica si intensifica in più punti con scampanellii di synth che rimandano a baluginamenti di luce, Un pezzo che mette in contrapposizione la dissonanza dell’elettronica prevalente del disco con un’apertura consonante e catartica che si proietta aldilà dei momenti finali dell’ascolto. Qual è il reale intento con questo pezzo e il suo significato?
“È un brano che lascia andare la tensione, è il brano più terreno, il più “umano” (a differenza del primo “Inhuman Witch”). Segue con naturalezza il finire dell’album e della vita, ma anche un risveglio in una nuova dimensione.”
Un remix di Pyramid Shape è ad opera di Jeff Schroeder, celebre per essere stato componente nei più recenti Smashing Pumpkins, in cui la riedizione del pezzo assume una luce più dinamica e psichedelica a livello acustico. Un suono che richiama nella sua componente austera l’ultimo album solista ad opera dell’artista statunitense Metanoia, il cui tratto, sebbene incentrato su una rarefazione più estesa, richiama la poetica di Oslo Tapes e in particolare la temperanza nelle melodie di Låst Comet. Parlaci di come è nata la collaborazione con l’artista statunitense?
“È necessario partire dall’inizio. Ho trovato bellissima l’evoluzione post-’00 degli Smashing Pumpkins, e nel tempo ho avuto modo di apprezzare sempre di più Jeff con il suo stile chitarristico. Il suo è un lavoro interessante, con un sound chitarristico di gran gusto, inoltre posso confermare che entrambi abbiamo un senso estetico affine. Da qui ho provato a chiedergli di remixare uno dei brani del disco, ma solo se si sentiva in sintonia con Oslo Tapes, e così ha accettato. Ho proposto il brano Pyramid Shape perché era quello meno scontato per un remix e per lui. Ha creato un remix con ovvi riferimenti al suo modo di suonare, collocando il brano in una dimensione “kosmische music”. Geniale!”