GOLD MASS – SENSIBILITÀ PER IL REALE
di Giovanni Panetta
Intervista a GOLD MASS (Emanuela Ligarò); si parla dei suoi suoni rarefatti, che esprimono contemplazione per l'Universo, e dei due singoli digitali usciti fra Novembre 2020 e Aprile 2021.
GOLD MASS

GOLD MASS. Foto di Juri Ronzoni.

GOLD MASS è un progetto di musica elettronica minimale nel quale convergono correnti differenti. Emanuela Ligarò è mente e braccio del progetto, nel quale suona solo lei, canta solo lei, scrive i pezzi, si occupa della pubblicazione degli album, della loro promozione, e del booking. Con una laurea in fisica e una formazione musicale classica, si è convertita ai suoni sintetici attraverso una singolare sensibilità, arrivando a trovare come produttore Paul Savage (Mogwai, Arab Strap) per Transitions, album con cui l’artista toscana ha esordito nel 2019. Nella prossima uscita, un EP di quattro pezzi, tra cui SAFE (pubblicato sulle piattaforme digitali il 27 Novembre 2020) e SPACE (pubblicato l’ultimo 2 Aprile), quel minimalismo si incentiverà sia per l’appunto nel formato che nella sostanza, riducendo quell’attitudine soul di derivazione quasi trip hop in una forma più astratta e rarefatta. Un suono che ricalca la struttura dell’Universo, in cui le entità celestiali e oscure lontane dalla Terra osservano imperturbabili gli uomini, molto spesso nelle loro lotte intestine, facendo rimanere sospeso qualsiasi dubbio esistenziale. Attraverso questa materia pneumatica parziale emerge la dicotomia platonica, tra materia terrena e ultraterrena, imperfetta o perfetta, con un focus incentrato sull’introspezione dell’artista/ascoltatore, con uno sguardo verso l’esterno; viene così realizzata una sensibilità matura in una sostanza lisergica e sintetica.

Un altro importante passo è stata la partecipazione agli Eurosonic Nooderslag ad inizio anno, un evento a risonanza europea alla quale hanno potuto partecipare solo pochi artisti italiani. (Il festival ufficialmente ha sede a Groningen, ma causa Covid ogni artista ha registrato la sua esibizione senza un pubblico e senza spostarsi nella città olandese).

Di seguito l’intervista a GOLD MASS riguardo i temi citati e non solo.

Cominciamo dal singolo SPACE, uscito sulle piattaforme digitali questo 2 Aprile. La musica minimale, dove suoni atmosferici prendono vita nel loro corso aleatorio e necessario, a seconda che l’osservazione naturalistica si focalizzi su caratteristiche fenotipiche o genotipiche, attraverso la voce dalle linee soul, che preserva quel corpo sonoro, vibrante e essenziale, da una fredda inumanità. Caratteristici sono anche i silenzi, che sospendono quella dicotomia tra ghiaccio e fuoco; un vuoto che si inserisce spesso in questo tuo EP, e che sembra provenire da mondi lontani, che invade quella personalizzazione della tua musica. Questo dualismo gioca maggiormente un ruolo chiave in SAFE EP, di prossima uscita e che conterrà SPACE, e quest’ultimo sembra essere il pezzo che meglio caratterizza l’uscita discografica. Volevo chiederti, il contrasto tra freddo e caldo racchiuso in un unico archetipo è la chiave di lettura di tutto SAFE, la strada che hai intrapreso nella composizione in questo tuo lavoro?

“Credo che il contrasto sia sempre un buon incontro. Non è prevedibile, obbliga a farsi domande e trovare una risposta. Un disco che abbia tra le sue carte ambienti diversi che riescono a formare comunque un’identità coesa e riconoscibile, è un obiettivo sicuramente da augurarsi. Personalmente, ho sempre trovato moltissima forza nei pezzi che lasciassero spazio al silenzio. Il contrasto che si crea tra il suono ed il silenzio, obbliga all’ascolto attento, è come stare all’erta e vigili su quello che sta per accadere. Così come la presenza in assoluto primo piano della voce, che si impone sul vuoto e sui suoni, è una dichiarazione di vita e di umanità innegabile e inevitabile e credo che in questo consista maggiormente il contrasto che senti di aver percepito nel mio nuovo lavoro. Ad ogni modo, lascio sempre che la scrittura mi porti dove crede, quando scrivo sono molto meno cosciente di quello che credo, e così il risultato parla per sé di quella che è la mia indole e attitudine naturale che evidentemente si esprime in contrasti se pur inconsapevoli”.

Nella titletrack, SAFE, prende di più il sopravvento l’elemento del fuoco, anche se per via di una certa atmosfera riverberata, sembra che ci si è immersi nella vastità della natura, in una certa aria selvaggia, intensa, che circonda quel polo attrattivo di vita. Il pezzo, con il suo calore bilancia la poetica del disco e attira anche una certo suono più centripeto, in quanto il modello a cui attinge il pezzo si coglie più cristallinamente. In che modo hai voluto giocare con questo contrasto all’interno del disco?

“Credo che tu abbia percepito pienamente quello che ho voluto restituire con quel brano. SAFE è un punto forte del disco, è una rivoluzione, una liberazione personale da un peso. È una presa di coscienza che porta a sentire la vastità della natura attorno, di colpo ci si accorge che la realtà è sempre stata lì, immensa ed eterna. È un ritorno alla luce SAFE, alla consapevolezza e alla realtà. Un nuovo battesimo e un riscatto di felicità per il futuro che attende. È un pezzo che mi mette voglia di ballare e che mi fa ballare, in modo non composto, in un modo mio, senza giudizio alcuno finalmente. Invito chiunque abbia vissuto o stia vivendo una liberazione, a farne l’uso che crede, la musica serve a questo”.

Focalizzandoci sui testi, essi esprimono figure poetiche intense, che colpiscono per il linguaggio metaforico utilizzato. Nelle parole di SPACE viene immortalata una solitudine dalle tonalità blu della notte, mentre in SAFE viene seguita quell’impostazione, ma con più luce (come la parte musicale suggerisce). In sostanza un lirismo minimalista con immagini dalle tonalità scure ma con quel calore che ben si adatta alla voce soul, realizzando ancora una volta quell’aliseo di carico emozionale frutto dell’incontro tra quelle correnti più fredde e più calde. Ti chiedo quindi che ruolo hanno le parole nella tua musica.

“Un lirismo minimalista è proprio quello che cerco, e più in generale, cerco minimalismo anche nei suoni, nella musica. Ovunque, anche nella mia vita. Credo che siamo inondati di parole, ma non di significati, inondati di informazioni, ma non di contenuti. Quello che ci serve in realtà è molto poco. E anzi, l’essenza vera delle cose e di quello che viviamo difficilmente dobbiamo aspettarci che arrivi dall’esterno. In genere è sempre il risultato di una riflessione interna, di una ricerca introspettiva. Nel mio caso, le parole hanno un peso enorme in quello che scrivo, sono centellinate, ma sono il risultato di mesi e mesi di pensieri che abitano la mia testa per ore, e premono, pretendono una riflessione, un ragionamento. Quando sento di essere arrivata da qualche parte, tutto emerge in poche parole, una conclusione su un foglio. Dylan diceva “People draw conclusions on the wall”. È quello che accade, è il risultato di un processo interiore”.

Abbiamo detto che l’EP sviluppa il suono più in senso concettuale, come se si volesse astrarre da elementi più terreni, ad esempio la voce. Da questo punto di vista c’è un certo discostarsi con Transitions, lavoro più sperimentalmente melodico e meno rarefatto, con un’impostazione più barocca in senso lato. Con SPACE si prende un’altra direzione, quindi ti chiedo come è esordita in te l’intenzione di creare qualcosa di diverso nel senso sopracitato, e come mai hai messo da parte i suoni più artefatti.

“Credo che sia giusto fare un percorso nella propria produzione, anzi credo che sia indice di qualcosa di sano perché è la prova che tutto prosegue e tutto evolve. La mia musica non può che essere lo specchio di quello che vivo e se nella vita sto proseguendo la mia ricerca personale, questo non può che riflettersi pienamente in quello che scrivo. Come ti dicevo, sto andando verso un minimalismo sempre maggiore nel mio modo di vivere, è sempre stata una mia attitudine, ma sento che con il tempo questo bisogno si è rafforzato e trova inevitabilmente sbocco in ogni cosa, musica compresa. Ho voluto fare un EP di suggestioni, impressioni. Ho ridotto la sezione ritmica all’osso e l’ho paradossalmente trovata ancora più incisiva. Ho svuotato i pezzi dai tappeti dei synth, inserendoli solo quando sentivo che c’era effettivamente il bisogno. Con misura. Tutto questo ha creato uno spazio immenso per la voce, un palcoscenico totalmente dedicato alla sua espressione, una via preferenziale in cui far emergere umanità, fragilità, paura e potenza assieme”.

Di quest’anno è la tua esibizione virtuale per l’Eurosonic Nooderslag registrata al Teatro Rossi di Pisa, e a quanto pare sei stata una dei pochi artisti italiani che ha partecipato al festival europeo. Com’è stato sentirsi una parte viva e a contatto diretto della comunità artistica continentale, nonostante non abbia potuto esibirti a Groningen? Nella speranza che la situazione possa ristabilirsi, ti auguro e confido che troverai situazioni simili.

“Ti ringrazio infinitamente per l’augurio e spero anch’io che la situazione torni alla normalità, specialmente per il settore dei live che oggi vede un gran numero di professionisti letteralmente a piedi. L’esperienza di Eurosonic è stata semplicemente meravigliosa, per me è stata una gratificazione immensa per tutto il lavoro che ho fatto come artista indipendente e quindi che cura tutto in prima persona, dalla pubblicazione alla promozione, al booking, alla comunicazione. L’ho vissuta come la dimostrazione che anche un progetto Do It Yourself, senza aiuto di nessuno, può arrivare a farsi notare tra tanti altri progetti in Europa, esclusivamente per l’offerta musicale che propone. C’è spazio per tutti, l’importante è essere autentici, sempre, credere e amare profondamente quello che si scrive, e lavorare instancabilmente per far sì che il proprio progetto sia sempre a un livello professionale. Bisogna essere credibili, ma questo avviene solo se si è veramente se stessi, non ha senso indossare maschere, l’unica cosa che conta è trovare la propria identità e farla brillare”.

Per concludere, stai già abbozzando le idee per il prossimo lavoro? La tua poetica prenderà la direzione di SPACE o divergerà verso qualcos’altro, come per esempio Transitions?

“Il prossimo singolo verrà alla luce a breve, nei prossimi giorni girerò il video per il quale prevedo bellissime bellissime cose. Ho voluto farmi cullare dal suono di un synth, morbido come l’olio. Tutta l’atmosfera sarà assolutamente sospesa, riusciremo a fluttuare, senza la paura di cadere. Seguitemi”!

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