EDOARDO TROILO E I BBA, INTUIZIONI PRE-NOISE IN TERRA IONICA
di Giovanni Panetta
Intervista al chitarrista-vocalist tarantino

“Sono, siamo cresciuti in una città dove negli anni ’80 i muri trasudavano letteralmente cultura underground. È sul muro prima ancora che in un negozio di dischi che ho visto il logo della SST, tramite i graffiti sui muri ho conosciuto Minutemen, Black Flag, Death In June, Sisters Of Mercy, Nephilim (Fields Of [ndr]), Suicidal Tendencies… Non si pubblicava molto materiale negli ’80 ma si stava per strada tantissimo e si tramandava attraverso la strada la cultura underground. Quando abbiamo iniziato abbiamo raccolto quel testimone e dalla strada lo abbiamo portato sui palchi e nel vinile, nei banchetti e nelle radio, quindi negli anni a seguire molti gruppi si sono formati e hanno proseguito su quel tracciato… Forma e sostanza molto varie per decine di esperienze susseguitesi dal finire dei ’90 fino ad oggi”.

Così Enrico De Vincentiis, storica voce e basso degli SFC, parla a riguardo del suo esordio nelle terre d’origine. Gli abbiamo chiesto infatti se c’erano dei collegamenti tra la scena di Taranto e la SST Records, l’etichetta di Greg Ginn e Chuck Dukowski (nome d’arte di Gary McDaniel, ispirato da una scritta trovata su un accendino, ovvero “Chuck The Duke”, e alterandolo, conservando la stessa radice, in “Chuck Dukowski” guardando alla minoranza etnica dei polacco-americani e discriminata da una buona parte dell’establishment statunitense). Una testimonianza che chiarifica quel tracciato prima delle tape autoprodotte, e proseguito con le case discografiche indipendenti locali (esordite con l’Ovada di Vittorio Amodio, di cui già ho scritto qui). Il contesto parla chiaro: quei protagonisti risentivano del loro background sonoro, dove tradizionalismo (in un certo senso) post punk (rappresentata per l’appunto da Death In June e Fields Of Nephilim) e eterodossia pre-noise della SST (Black Flag e Minutemen) venivano rielaborati generando in molti casi qualcosa di personale.

BBA album

Cover dell’unico album dei BBA, pubblicato nel 2009.

È il caso dei BBA (acronimo di Basement Blues Alliance), nati a Taranto intorno al 2002, e che nel 2009 pubblicarono la loro unica uscita omonima. Il lavoro, pubblicato per le etichette Dischirozzi, Lemming Records, Alle Kozze Records, L’Oltraggio Autoproduzioni e Roma Libera Records, unisce elementi garage punk che straborda verso un jazz atonale, rimandando allo stile di derivazione californiana di cui abbiamo parlato all’inizio; Black Boot sembra essere un momentaneo tributo ai Saccharine Trust degli esordi, e Barflies ricorda per certi versi i Minutemen di Double Nickels On The Dime. Ma sta di fatto che tutti i pezzi hanno come minimo comune multiplo un blues, angoloso quanto si vuole, ma sotto forma di qualcosa di viscerale e, proprio per questa collisione di questi due aspetti, anche di eccitante. Proprio questa commistione tra elemento garage e potenza di matrice punk, suggerita tra l’altro da quell’acronimo, rende unico il suono di questi ragazzi almeno nel loro contesto di provincia.

Successivamente i BBA, formati da Edoardo Troilo, in arte Dodo, voce e chitarra del progetto, Vittorio Loscialpo al basso e Trevor Pack alla batteria, si sciolsero tra il 2009 e il ’10 dopo essersi trasferiti a Rovereto, nel trentino, dove Troilo e Loscialpo, quest’ultimo passato alla batteria, formarono gli St1ven S1gal insieme al bassista Francesco Gazzini (successivamente sostituito da Romano Monero). Gli St1ven S1gal, progetto dall’impronta più noise, pubblicarono un album autoprodotto nell’Ottobre 2012. In seguito nacque un altro progetto, i Thee Loyal Wankers, tra il ’13 e ’14, formati oltre che da Dodo, da due trentini: Marcello Orlandi alla batteria (in contemporanea voce e chitarra nei Magic Cigarettes) e successivamente anche Andrea “Smelly” Bertagnolli al basso (già batterista negli Attrito, band hardcore della zona, nei quali militò anche Vittorio Loscialpo). Il gruppo pubblicherà un EP chiamato Swamp! (per le seguenti etichette: Annoying Records, Insonnia Lunare Records, Choices Of Your Own, Lanterna Pirata, Punti Scena Records, Walkman Records, e la Little Room Records, la piccola label di Troilo), meno dissonante e con un accento maggiore verso un garage punk più carnale rispetto i BBA.

Abbiamo chiesto informazioni più specifiche a Edoardo sui BBA, accennando anche agli altri suoi tanti progetti passati e presenti (oltre ai BBA, St1ven S1gal e Thee Loyal Wankers, anche Thee Knock-Outs, Facture, Dead Seagull e Later, quest’ultimo una one man band), e alla Little Room Records.

A seguire quindi le testimonianze e le riflessioni, anche spontanee, di Dodo (che ringrazio per la sua disponibilità) sulla sua storia e sulle sue circostanze.

Con quali intenti nascono i BBA, e in quale contesto vi sviluppate? Se non erro non sono molti i gruppi garage punk a Taranto. Come tu, Dodo, hai vissuto il fermento musicale nella tua città di origine? Ce ne vuoi parlare?

BBA live

BBA in concerto all’Hotel De Ville a San Giorgio Jonico. Da sinistra a destra: Edoardo Troilo, Trevor Pack e Vittorio Loscialpo.

“I BBA si sono formati circa nel 2002. Io avevo già suonato con Trevor nei Wynona’s Skirt e dopo un anno in cerca di (s)fortuna a Milano sono tornato a Taranto e ho ripreso a suonare appunto, con i vecchi amici; l’idea era quella di unire le cose che più ci stimolavano al momento, che per me si traducevano nel blues,il garage punk e ovviamente il noise, ispirandomi a gruppi come Birthday Party e alle band della Crypt Records. Con l’entrata nel gruppo di Vittorio dei Nervous Cambous al basso, la band prese una direzione più hardcore se vogliamo, con pezzi più tirati e brevi. All’epoca a Taranto e provincia giravano molte valide band punk dal suono forse più canonico, e la nostra proposta, credo, piacque soprattutto per la novità; bazzicavo spesso tra i (pochi) concerti noise, soprattutto in provincia, e punk. I ricordi più belli che ho sono sicuramente legati ai vari Rumble Fish, festival organizzati dai ragazzi fasanesi, e le varie serate nei posti occupati dai ragazzi crispianesi del giro Hobophobic”.

Ci vuoi parlare della genesi dell’album dei BBA?

“Quando eravamo a Taranto ci contattò, tramite MySpace, Alessio Melani dei Bermudas, direttamente da Ventimiglia, che ci propose di registrare un disco da lui. Non avendo soldi rifiutammo allora ci propose di registrarci gratis a patto che poi avremmo stampato il CD, in un successivo momento. Quindi ci dirottò vero Roma dove aveva lasciato la sua attrezzatura a Roberto Perciballi dei Bloody Riot (primo gruppo HC italiano a stampare un 7″); tra la registrazione e la stampa del CD passò quindi quasi un anno, periodo durante il quale ci fu la migrazione a nord. Quindi fu registrato a Lanuvio (Roma) da A. Melani presso il Roma Libera studio di R. Perciballi nel 2007, e il mastering fu nel 2009. Possiamo dire che quel disco è nato perché qualcuno credeva in noi. Fu molto emozionante trovarsi ospiti di punto in bianco di un personaggio storico del punk italiano (il Perciballi, RIP)”. [Roberto Perciballi è scomparso nel 2016 a causa di un infarto (ndr)].

Parliamo dei St1ven S1gal: esso è il tuo progetto più noise, che si avvicina di più al sound tarantino di quegli anni, unito alle intuizioni dei BBA. Come nasce questo progetto? Ci vuoi parlare della sua piccola storia?

“Con gli St1ven S1gal abbiamo suonato solo due volte a Taranto. Facevamo base in trentino, pur essendo tutti terroni almeno alla fine, perché il primo bassista era trentino. La storia è semplice: finiti i BBA io e Vittorio abbiamo deciso di continuare a suonare, lui passando dal basso alla batteria e quindi tirando fuori, da parte sua, ciò che più gli si addiceva con quello strumento. Se vuoi vederla così, tutto nasce spontaneamente; non ci sono mai progetti a tavolino”.

I tuoi progetti collaterali come Thee Knock-Outs, Dead Seagull e il progetto solista Later hanno diverse cover di gruppi underground storici, come per esempio Germs, Cure e Guided By Voices, invece il tuo progetto Fracture è propriamente post punk. In particolare nel tuo progetto BBA si sente quella voglia di dare un’apporto diverso alla musica attraverso un suono dissonante e ritmicamente pieno tipicamente SST-iano, tra Back Flag e Minutemen, senza perdere la valenza pop intrinseca del vostro garage/rock ‘n’ roll. Ho in mente delle parole di Enrico De Vincentiis degli SFC che paragone tra certo sound ionico e la SST Records stessa (accenno presente nell’intervista di Sircus a De Vincentiis, dal minuto 3:55 a questo link [ndr]); forse lui si riferiva ai gruppi hardcore della zona tarantina, ma riflettendo su queste parole mi viene in mente il fatto che il disco dei BBA è uscito anche per l’etichetta discografica legata al mondo SFC, ovvero la Dischirozzi. In merito a questo, tu pensi che l’ambiente autoctono ti ha spronato a dare quegli input nella tua produzione, o avevi l’intenzione di dare un tocco originale ad essa? Noti anche tu questo legame Taranto/SST, magari anche in altri casi correlati?

“Per quanto abbia poca memoria, non ricordo gruppi tarantini che potessero essere accostati musicalmente all’estetica SST. Forse nello spirito senz’altro ma l’unico nome che mi viene in mente è quello dei mitici Shock Treatment di Fasano che offrivano una proposta davvero diversa dal solito, supportata da un ottima tecnica musicale. Posso poi citare gli amici di tanti live condivisi Beirut, Mind Vortex, Microwave With Marge, Bogong (In Action [ndr]) e Logan; ma il loro contesto era prettamente più noise rock tra Touch And Go e Skin Graft che SST, almeno musicalmente, ripeto”.

Thee Loyal Wankers, Swamp!

Cover di Swamp! (2017).

C’è un divario tra il garage dei BBA e quello dei Thee Loyal Wankers. Abbiamo parlato di BBA e della sua eterodossia; mentre in Swamp! dei tuoi TLW il suono è più classicamente garage/blues, che si avvicina senza convergere a Oblivians e Gun Club, con qualche consueta dissonanza. Un’EP di una sporcizia tutta pop, un tuo lato che penso vada custodita gelosamente al pari della tua voglia di suonare e scrivere in maniera “altra”. Inoltre, quello di Swamp!, un artwork veramente interessante disegnato da Valerio “Leġ” Gamba dei Bogong in Action. Tornando a prima, ci vuoi parlare cosa ha scaturito questo cambio di poetica sopracitato?

“La motivazione principale è molto semplicemente il fatto che, suonando con persone diverse si cerca sempre di trovare un gusto musicale affine a tutti; nel caso dei TLW, partiti come un duo chitarra batteria, l’dea era di un side project tra i progetti contemporanei dei vari membri (St1ven S1gal, Magic Cigarettes, Attrito) grezzo, lo-fi e senza troppi sbattimenti in fase di composizione”!

Swamp! è uscito anche per la tua etichetta Little Room Records. Ci vuoi parlare della sua storia e che approccio hai avuto con la sua organizzazione e con le band del suo roster, facendo un piccolo accenno a qualche band?

“La LRR non è mai stata propriamente una label; era più che altro un logo dietro al quale c’era l’intento di far girare in rete la musica di altri che più mi piaceva e stimolava. In questo senso l’ormai desueto MySpace fu una vera e pionieristica miniera, creando collaborazioni a distanza tra varie band lontane o lontanissime tra loro”.

Thee Loyal Wankers live

Thee Loyal Wankers in concerto; da sinistra a destra: Edoardo Troilo, Marcello Orlandi e Andrea Bertagnolli.

Ci vuoi parlare di qualche aneddoto di qualsiasi tipo, ricordando anche la tua esperienza tarantina in generale?

“Immagino ce ne siano stati a bizzeffe da poter raccontare, ma il contesto nel quale li ho vissuti non era propriamente lucido, e adesso fatico a raccontartene qualcuno”.

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