Intervista a The Future Sound of Koyaanis Naqoy
di Giovanni Panetta
Intervista ad Andrea Doro e Antonio Vessa sul loro progetto The Future Sound of Koyaanis Naqoy e l'album Ancient Impulses of a Paranoid Idol.
The Future Sound of Koyaanis Naqoy

The Future Sound of Koyaanis Naqoy. A sinistra Antonio Vessa, a destra Andrea Doro.

The Future Sound of Koyaanis Naqoy è un duo formato da Andrea Doro (in arte Koyaanis Naqoy, all’elettronica) e Antonio Vessa (batteria), il quale pubblica come autoproduzione l’album Ancient Impulses of a Paranoid Idol. Dopo la prima uscita di nome KN, Doro espande il suo progetto da solista a duo dando vita ad una poetica istintiva nella descrizione di scenari distopici, con un’impostazione quasi cinematografica e una scrittura tendente al surrealismo e al tempo stesso ballardiana.

Parliamo più direttamente con Andrea Doro e Antonio Vessa riguardo i temi accennati nella seguente intervista.

Cominciamo dagli inizi, raccontaci della genesi di Ancient Impulses of a Paranoid Idol, quali sono state le intenzioni e se vi è un’idea di concept.

“Dobbiamo ringraziare le disarmonie del cosmo per non aver avuto intenzioni. Siamo del parere che solo disconoscendole e nonostante tutto proseguire, si possa avere intuizione di star creando qualcosa. L’idea del concept nasce in seguito, immaginando la storia di questo essere umano, il quale cerca inutilmente di sopravvivere alle sovrastimolazioni imposte dalle regole di una metropoli immensa.”

L’album si apre con Open the Door, Your Uncle Is There To Greet You, un’introduzione più organica nella veste di un’intermezzo dalla valenza incisiva ma propedeutica per l’ascolto successivo. Quello del pezzo un titolo che sembra giocare con un pastiche italo-inglese in forma quasi idiomatica. Qual è l’idea di questo brano, che per quanto detto e stile generale sembra essere più centrale nella tracklist?

“”Open the Door…”, è nata come spontanea introduzione ai live, cosa che poi si è concretizzata come un invito narrativo al viaggio. Il titolo non vuole in prima battuta essere né un pastiche, né esortazione. In verità viene da una condizione piuttosto realistica: quella dell’alienazione imposta da uno stile di vita sfibrante. Dal punto di vista musicale volevamo dare idea di uniformità strategica che sprofonda sempre più nell’unione di vari idiomi e stilemi.”

Un percorso dalle atmosfere distorte e asimmetriche viene svolto nell’immersione di We Believe In Werner Herzog, in cui la distinzione tra tempo e spazio viene infranta. L’armonia atonale e austera si controbilancia con una linea essnziale nell’articolazione del ritmo ma obliqua nel tatto e nella selezione dei timbri. Parlaci del lato organico in quest’ultimo pezzo che emerge in tutto il disco.

“In “We Believe In Werner Herzog” la selezione dei suoni e delle strutture è stata una scelta condivisa. L’organicità del brano non segue in sostanza le comuni strade d’interpretazione. Abbiamo preferito lasciarci suggerire l’esecuzione da un sentimento quasi umano piuttosto che da prassismo teorico.”

Una fase dalla sostanza cristallina e ambient viene ricoperta sicuramente da Under The Pressure Of Giada’s Eyes. Il suono si fa fluido e a spicchi, in cui il tutto rimanda, per caso fortuito o no, al colore della pietra mineraria della giada, un verde calmo. Qual è l’origine o il senso di questo brano?

“Esprimere la violenta paranoia del mondo contemporaneo in tutta la sua più brutale onestà.”

Un piano sequenza urbano caratterizza l’ultimo pezzo intitolato Look Mum, The Blue Monsters Are Coming. L’apporto melodico/rumoristico unito alla unidirezionalità della linea pulsante di batteria in aggiunta a dettagli dinamici, conferisce un senso di smarrimento legato al tema dei confini della Provincia visti come barriere, il cui suono vive di una resa estetica funzionale e apparentemente contrappuntistica come epilogo dell’album (la traccia precedente, I Flatten Myself Like A Biscuit, One Day, On Tuesday, potrebbe essere vista come conclusiva nell’ascolto del disco), generando un impercettibile effetto idiosincratico. Quali sono le reali motivazioni dietro questo pezzo e la sua aggiunta nella tracklist?

“”Look Mum…” vuole descrivere sicuramente un senso di smarrimento, ma più che rivolto ai temi delle delle barriere fisiche o ancor meglio mentali, ciò che vogliamo trasmettere è una totale deflagrazione dell’ego tradotta attraverso suoni semplici e diretti, legati ad aspetti più spietatamente sentimentalisti che non altro. In conclusione, per “I Flatten…” più che parlare di aspetti idiosincratici, teniamo ancora una volta a rimarcare che la nostra musica vuole esulare totalmente da schemi convenzionali o estetiche stilizzazioni. Preferiamo pensare alla musica come ad uno spazio in cui l’improvvisazione e la spontaneità soppiantano la ricerca di una pulizia stilistica sterile e fine a se stessa.”

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