Interspazio di suoni – Intervista ad Abo Abo e Demetrio Cecchitelli
di Giovanni Panetta
Intervista ad Abo Abo e Demetrio Cecchitelli su Interspazio (Biodiversità, 2025).
Interspazio

Cover di Interspazio, artwork realizzato da Pietro Michi.

A Maggio del 2025 è uscita per Biodiversità Interspazio, la seconda collaborazione tra Demetrio Cecchitelli e Abo Abo (Daniele Carcassi). Tale progetto discografico, caratterizzato da sfumature opposte, trova il suo sviluppo ulteriore a seguito della prima uscita discografica per Biodiversità dei due artisti appena citati, a nome di Halfcastle e Abo Carcassi, intitolata 2:2. L’album Interspazio è legato ad un’idea di scrittura diversa nonché più organica, contrariamente dalla prima uscita in cui troviamo contributi singoli per artista ma anche lavori a quattro mani.

Il percorso artistico di Demetrio Cecchitelli e Daniele Carcassi comincia con la serie di secret concert a Bologna per la rassegna Sinestesie (successivamente promotrice di eventi ufficiali), gestita da Carcassi e a cui Cecchitelli fu chiamato per una esibizione live. Entrambi gli artisti vengono da esperienze diverse a livello di sperimentazione, a seguito della loro formazione accademica come compositori; Daniele Carcassi pubblica nel 2024 Anathēma, album ispirato da alcune performance da lui curate precedentemente. Le sperimentazioni di Abo Abo in questo lavoro per la Slowth Records si focalizzano sulle potenzialità del sintetizzatore modulare, strumento che è stato più centrale nel suo ultimo periodo artistico. Mentre Demetrio Cecchitelli, quasi in concomitanza con Interspazio, pubblica l’EP Fuga & Discesa in collaborazione con l’autore Italo-canadese Dominic Sambucco, per la Strong Wind Records, che si ispira al lavoro sul deep listening di Duane Pitre, e più recentemente, nel 2026, sono apparsi alcuni aggiornamenti sulla sua pagina Bandcamp, tra cui Compilation Track, che raccoglie brani pubblicati su compilation di varia natura.

Con Interspazio prosegue l’accordo sinergico tra i due autori, in cui il processo di produzione del risultato finale non è solo o in gran parte premeditato è frutto di improvvisazioni nell’occasione di una performance live. Ogni traccia avviene attraverso assemblaggi di tracce registrate durante una residenza presso il NUB Project Space di Firenze (con qualche inserto aggiunto successivamente), a seguito di esperimenti acustici e plastici con oggetti diversi, e senza che ci fosse, a livello di creazione finale, una chiara convergenza verso un punto focale. Cecchitelli riporta in merito la sua testimonianza: “Al contrario di 2:2, che può essere visto come uno split a tutti gli effetti, il lavoro in Interspazio si è basato di più su una dinamica “back and forth” a livello collaborativo durante la residenza organizzata da Pietro Michi di Biodiversità nell’Ottobre 2024. Nell’anno successivo abbiamo trattato all’interno delle nostre DAW il materiale ricavato. La strumentazione che Pietro ha messo a disposizione era formata da nacchere, filigrane sottili, flauto traverso, etc… Mentre in aggiunta, nei mesi dopo, ho inserito personalmente parti di chitarra acustica suonata con un arco. Tutto è nato dalla spontaneità, e riuscivamo naturalmente a far collimare tutti i nostri modi di fare arte, che siano legati all’acustica noise, al deep listening, le installazioni o al clubbing.”

Il processo sommario nasce secondo un vero e proprio processo sperimentale in tempo reale, derivato da diversi tentativi, che culminano nell’incasellamento delle singole parti, nella rielaborazione digitale e nell’ordine delle tracce. Qui l’aspetto acustico viene evocato dallo stesso titolo nonché dal device utilizzato insieme al modo in cui viene eseguito: se Aria appare distesa, i pezzi Scudo e Noce hanno un carattere di distorsione e riverbero sonoro, mentre Corpo gode di un dinamismo ritmico più vivo.

Per quanto riguarda l’aspetto spontaneo o meditativo in Interspazio, Daniele rimarca l’idea generale di attingere dalla casualità trattata però supervisionando il tutto nel risultato finale con il disco: “Come dicevamo, il processo creativo nasce dall’esperienza nella residenza di cui parlava Demetrio; le improvvisazioni che producevamo erano influenzate da quelle precedenti, oltre da un aspetto premeditato, in cui la manipolazione delle singole tracce contribuiva successivamente alla disposizione dei brani all’interno della tracklist”.

Corpo infatti richiama tale aspetto non solo duale ma anche in armonia con l’ambiente. Di seguito, Cecchitelli richiama in tal senso l’esecuzione della suddetta componente acustica: “Durante il nostro dialogo, all’interno della residenza, condizionati in parte dal pubblico, decidevamo sempre nuovi modi di improvvisare in modo libero; ad un certo punto ad Abo viene in mente di creare il tappeto dub che troviamo nella traccia intitolata Corpo. In questo caso, valutando la risposta della stessa audience, ci siamo resi conto che il suono generato si combinava perfettamente con il resto dei suoni nonché come parte ritrattata all’interno dell’album. E non è un caso fortuito, dal momento che lo stesso Abo lavora per gran parte nel DJing, o con altre tipologie di set di carattere club”.

Interspazio risulta un disco spontaneo ma dall’ascolto profondo e meditato, in cui si fa leva all’esperienza singolare della stessa residenza presso il NUB Project Space. Un’idea, quella di “interspazio” inteso come concetto, che permea non solo il disco per Biodiversità, ma anche tantissima arte e pensiero novecentesco. In questo caso, l’antropologo Edward T. Hall, nel saggio “Beyond Culture” pubblicato per la prima volta nel 1976, richiama il fenomeno della Extension Transference, il quale consiste nella “quotidiana operazione intellettuale in cui l’estensione si confonde o prende il posto del processo esteso”; in altre parole, in ogni espressione artistica o comunicativa, l’espressione non viene solo plasmata dai significati, ma anche dal mezzo o materia con cui lo stesso concetto prende corpo, in maniera spontanea e il più delle volte senza una reale consapevolezza. Nell’album Interspazio ne abbiamo un fulgido esempio, in cui il modo di suonare, gli esperimenti di timbri e di gioco di parti, la risposta interna, della parte opposta e dell’ambiente esterno generano quello che può essere visto un’entità che prende vita e si autogenera nella sua totalità. “Un’idea da cui – senza una reale intenzione – si è estratto un concetto” secondo le stesse parole di Cecchitelli, che ha origini storiche e da cui si continuano a trarre rinnovate vibrazioni.

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